Tra passato e presente

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di Laura Gentile –

Per avviare alcune riflessioni sul libro d’artista comincerei con un gioco di parole rappresentato dalla scrittura “Lib(e)ro”. Il termine libro, che deriva dal latino “liber”, assume in questo caso un doppio significato: “libro” e “libero”. A ben pensare ogni volta che si “liberava” la membrana sottile posta sotto la corteccia di un albero (che sappiamo chiamarsi “libro”) si produceva un foglio che disseccato era usato nell’antichità come materiale scrittorio. Il libro, il foglio (o la foglia), la pagina (cioè la faccia superiore ed inferiore delle foglie) sono termini botanici delle parti di un albero che condividono significati con un libro, inteso come un insieme di fogli uniti fra loro a formare un volume.

Il termine libro sottintende comunemente la stampa, perché altrimenti parleremmo di manoscritto. Ora proviamo a pensare ad un altro termine che ha relazione con il libro: “colophon”. Letteralmente in greco significa “estremità, righe finali”. Questo perché l’autore, il titolo, il nome dello stampatore o del copista, il luogo e l’anno, si trovavano in chiusura del libro. Proprio così, le indicazioni che siamo abituati a leggere sul retro del frontespizio (che nei  sec. 15°-16° non esisteva ancora) si leggevano non all’inizio, ma immediatamente aprendo l’ultima pagina dell’opera. Questo era appunto il colophon, che consisteva nella disposizione tipografica delle righe terminali del testo, che digradavano con forme geometriche, come ad esempio un trapezio regolare, seguendo la linea mediana della pagina. Una figurazione di righe tipografiche per dare forma ad un disegno “artistico”.

È il primo esempio di un libro d’artista? Niente affatto abbiamo esempi anche precedenti. Solo che all’epoca non sapevano che stavano realizzando un archetipo di quello che chiamiamo libro d’artista. Ma lo sappiamo oggi. In una edizione limitata per commemorare i quattrocento anni dalla pubblicazione del “Don Chisciotte della Mancia” di Miguel de Cervantes, la facoltà di Belle Arti dell’Università di Valencia ha voluto rappresentare il testo del colophon con la forma di un cerchio, per ricordare certe stampe cinquecentesche. Come si fede nella figura, il presente prende spunto dal passato. Ma avremo modo di approfondire il discorso per conoscere bene cosa sia e cosa non sia un libro d’artista.

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